Aggiornato il 26 Giugno 2026
Nel linguaggio dei bonus/detrazioni edilizie, autocertificazione per errato bonifico parlante di solito indica una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà (non una semplice “nota”) che serve a non perdere la detrazione quando il pagamento è stato fatto con un bonifico ordinario/non dedicato oppure con un bonifico compilato male, cioè senza i dati del “bonifico parlante” (causale corretta, codice fiscale di chi detrae, P.IVA/CF del fornitore). Nella prassi più corretta la firma il fornitore/impresa che ha incassato (cioè il soggetto che avrebbe dovuto subire la ritenuta sul bonifico). È proprio questo il punto chiave del chiarimento: l’attestazione serve a dimostrare che l’importo è stato “trattato fiscalmente” dal beneficiario anche se la banca non ha applicato la ritenuta.
Indice
Come scrivere l’autocertificazione per bonifico non parlante
L’autocertificazione per bonifico non parlante è un documento utilizzato quando un pagamento relativo a lavori agevolabili è stato eseguito con un bonifico ordinario, o comunque con un bonifico compilato in modo non corretto rispetto alle regole previste per le detrazioni fiscali. In ambito edilizio, infatti, per usufruire di bonus come la detrazione per ristrutturazione, ecobonus o altri interventi agevolati, il pagamento deve normalmente avvenire tramite bonifico bancario o postale “parlante”, cioè un bonifico che consente di identificare chiaramente la causale del versamento, il codice fiscale del beneficiario della detrazione e la partita IVA o il codice fiscale dell’impresa che riceve il pagamento.
Il problema nasce quando il contribuente, per errore, paga la fattura con un bonifico ordinario oppure omette alcuni dati fondamentali. In questi casi, la banca o Poste Italiane potrebbero non essere messe in condizione di applicare correttamente la ritenuta prevista sui bonifici relativi agli interventi agevolati. Proprio per questo il bonifico parlante non è una formalità secondaria, ma un elemento collegato alla tracciabilità fiscale dell’operazione. L’errore non va quindi ignorato, perché potrebbe compromettere il diritto alla detrazione se non viene gestito in modo adeguato.
La soluzione più lineare, quando possibile, consiste nell’annullare o farsi restituire il pagamento errato e ripetere il bonifico utilizzando il modello corretto per agevolazioni fiscali. Questa strada è spesso preferibile perché riallinea completamente il pagamento alle modalità richieste. Tuttavia, nella pratica non sempre è possibile. Il fornitore potrebbe avere già incassato la somma, potrebbero essere trascorsi diversi mesi oppure il rapporto commerciale potrebbe essere ormai concluso. In queste situazioni viene spesso utilizzata una dichiarazione sostitutiva rilasciata dall’impresa o dal professionista che ha ricevuto il pagamento.
L’autocertificazione, in questo contesto, non è una semplice dichiarazione del contribuente che afferma di aver pagato una fattura. Il punto centrale è la dichiarazione del percettore delle somme, cioè del soggetto che ha ricevuto il bonifico, il quale attesta che i corrispettivi sono stati correttamente contabilizzati e inclusi nella propria contabilità ai fini della determinazione del reddito d’impresa o di lavoro autonomo. In questo modo si cerca di compensare l’errore formale del bonifico, dimostrando che il pagamento è comunque tracciabile e che il beneficiario lo ha regolarmente registrato.
Il documento dovrebbe indicare i dati del soggetto che rilascia la dichiarazione, i dati del contribuente che ha effettuato il pagamento, gli estremi della fattura, l’importo incassato, la data del bonifico e il riferimento ai lavori eseguiti. Deve inoltre contenere una dichiarazione chiara sul fatto che le somme ricevute sono state incluse nella contabilità del percettore. È opportuno allegare copia della fattura, ricevuta del bonifico, documento d’identità del dichiarante e ogni altra prova utile a collegare il pagamento all’intervento agevolato.
Bisogna però evitare un equivoco: l’autocertificazione non è una garanzia assoluta e non dovrebbe essere usata con leggerezza al posto del bonifico parlante. La modalità corretta resta sempre il bonifico predisposto per le detrazioni fiscali. La dichiarazione sostitutiva serve soprattutto a rimediare a un errore già commesso, quando non è praticabile ripetere il pagamento. Inoltre, in caso di controllo, l’Agenzia delle Entrate può verificare la coerenza complessiva della documentazione, l’effettiva esecuzione dei lavori, la correttezza delle fatture e la presenza degli altri requisiti richiesti per la detrazione.
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Esempio autocertificazione per bonifico non parlante
DICHIARAZIONE SOSTITUTIVA DI ATTO NOTORIO
Autocertificazione ai sensi dell’articolo 46, D.P.R. 445/2000
Il sottoscritto_______________________, C.F. ___________________, in qualità di _____________________ dell’impresa_________________________, con sede in______________________________________________________________________________, C.F.__________________________, P. IVA ____________________________, consapevole che chiunque rilascia dichiarazioni mendaci è punito ai sensi del codice penale e delle leggi speciali in materia,
DICHIARA
che gli importi indicati nella fattura n. ________ del ___________, intestata a __________________________________________, pari a _____________ euro, oltre all’imposta sul valore aggiunto pari a ____________ euro, sono stati incassati mediante l’accredito di un
bonifico bancario pari a _________ euro in data ____________ . Nello specifico, la somma di _________ euro è stata inclusa nella contabilità della predetta impresa e ha concorso alla determinazione del reddito del medesimo periodo di imposta e la somma di _______ euro ha
concorso alla liquidazione periodica dell’IVA.
____________ il __/__/____ Firma
